Porto Interporto

GENNAIO 2021 – PAG. 10 – Cina e India, le nuove frontiere

I nuovi assetti geopolitici in Asia si articoleranno attorno al ruolo che i due Paesi giocheranno a livello globale. Tra modelli di globalizzazione alternativi e trasformazione dei modi di produzione dell’economia-mondo. I possibili scenari analizzati dal webinar “Collaborazione Italia India snodo per una nuova strategia globale europea” di ASCE, in collaborazione con l’Associazione Sakshi e il Centro Studi su Asia Meridionale e Sud Est Asiatico dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

La globalizzazione ha completamente rovesciato le logiche della produzione di massa. Mentre dalla rivoluzione industriale la materia prima asiatica veniva trasformata in prodotto finito in Europa, a partire dagli anni ’70, attraverso la costituzione in un Paese ancora maoista delle prime zone economiche speciali, la produzione è stata progressivamente trasferita in Asia, principalmente in Cina e nel sud-est Asiatico, costituendo così l’ossatura del futuro inarrestabile sviluppo produttivo asiatico.

Negli ultimi vent’anni l’ascesa cinese come superpotenza economica è diventata una realtà inequivocabile e la Repubblica Popolare, anche con il lancio del faraonico progetto “One Belt One Road” ha catturato importanti fette di industrie mondiali, spesso demolendo la concorrenza e raggiungendo in molti settori il monopolio.

La pandemia ha definitivamente evidenziato la dipendenza del mondo dall’industria cinese e la Cina oggi detiene il controllo o le chiavi del possesso di intere filiere strategiche e di valore aggiunto, tanto che nella stessa Asia molti Paesi anche partners della Repubblica Popolare hanno cominciato a chiedersi come “bilanciare” questo strapotere economico e tecnologico.

L’India è un continente, un mescolio millenario di cultura e filosofia e 72 anni dopo l’indipendenza dal Regno Unito è decisamente cambiata, trasformando il paese di Gandhi e dell’esoterismo in una potenza economica, tecnologica e nucleare.

Ma l’India oggi è anche la più popolosa democrazia mondiale (1,353 miliardi), e la seconda più popolosa nazione al mondo dopo la Cina (1,393 miliardi). Su questo dato va notato che i 10 paesi che fanno parte dell’Associazione dei paesi del Sud Est Asiatico (ASEAN 10 – Indonesia, Filippine, Vietnam, Tailandia, Myanmar, Malesia, Cambodia, Laos, Singapore e Brunei) hanno una popolazione complessiva di 677 milioni di persone.

Nel 2025, l’India supererà la Cina come Paese più popolato al mondo e un terzo della sua popolazione, quasi 500 milioni di persone, avranno un’età compresa tra i 15-34 anni. L’economia ha avuto una crescita media annua del 7%. L’OCSE stima che avrà una contrazione economica del 10% a causa del COVID-19 nel 2020, ma già nel 2021 raggiungerà un +10.2%. Lo stesso studio OCSE stima la crescita Cinese per il 2021 all’8%, e la crescita media dell’ASEAN-10 al 5,4%.

Il paese è giovane, produce più di 9 milioni laureati all’anno di cui 1,5 milioni di ingegneri, che creano grande disponibilità di manodopera qualificata, un bacino di giovani lavoratori che parlano fluentemente inglese, oltre a una o più delle 22 lingue ufficiali del Paese. La formazione e l’imprenditorialità hanno creato una grande cultura di innovazione e tecnologia tanto che Bangalore e Hyderabad sono paragonati alla Silicon Valley o ad Haifa per le loro startup e aziende dell’high tech. Il paese è considerato anche come uno dei più importanti mercati mondiali nel prossimo decennio. Infatti, i big Americani ed Europei, da Walmart a Amazon, a Ikea hanno già effettuato investimenti aggregati.

Solo quest’anno Facebook, Google e Microsoft hanno acquistato quote di minoranza nella società indiana di telefonia mobile Jiò, per un totale di 16 miliardi di dollari, che vanno ad aggiungersi agli altri investimenti multimiliardari da essi effettuati nel paese negli ultimi 10 anni. Le aziende Americane sono consce dei valori di libertà e democrazia che permettono loro di operare in India, paese giovane, popoloso e libero.

I prossimi anni vedranno l’India e la Cina protagonisti della geopolitica internazionale, ma le strategie geopolitiche delle due potenze sono già in concorrenza per risorse, capitali e supremazia.

Dopo il COVID, l’India propone una nuova globalizzazione sostenibile che presenti condizioni speciali per nuove industrie: un mercato libero, democratico, aperto e senza restrizioni, con manodopera giovane, globalizzata, formata e con un crescente potere d’acquisto. Il “Make in India” aspira ad essere l’opposto del modello di produzione “low cost” Cinese. Mira ad incentivare la produzione in India non solo per il mercato indiano, riducendo costi di trasporto, giacenze e inquinamento, ma anche per i paesi Est-Africani e Sud-Est Asiatici.

Di fatto, le prime scintille di conflitto tra le forze dei due Paesi sono già iniziate a maggio 2020. Il governo Modi ha aderito al Quad, un’alleanza navale informale tra USA, India, Australia e Giappone, considerato la NATO dell’Asia. L’India ha iniziato a riorganizzarsi in ogni modo per contrastare l’invadenza di Pechino boicottando prodotti cinesi, controllando gli investimenti cinesi e stringendo alleanze con Regno Unito, Francia e Germania nell’Indo-Pacifico. 

Non solo la spinta Cinese per il dominio marittimo ed economico, specialmente nel Mar Cinese Meridionale e nell’Indo-Pacifico, ha ispirato la creazione del Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP). Firmato nel novembre 2020 durante il summit ASEAN, il RCEP ha dato alla luce la più grande zona economica di libero commercio al mondo, rappresentando il 30% della popolazione mondiale. Ma l’India ha scelto di rimanerne fuori puntando quindi ad essere l’altro polo di sviluppo strategico nell’Indo-Pacifico, dove passa più del 60% del commercio internazionale, contrastando l’alleanza Cina-Pakistan-Turchia-Iran-Qatar, che mira a dominare la politica internazionale, non rispettando però le regole di libero scambio e democrazia economica.

La presidenza al G20 nel 2022, per commemorare i 75 anni della sua indipendenza, sarà un tributo alla “metamorfosi Indiana”, necessaria per combattere il drago Cinese.

È presumibile pensare che proprio l’attuale scenario politico-economico in concomitanza con le nuove esigenze spingeranno l’India a rafforzare la sua presenza sia in mare, sia lungo le rotte commerciali, vero cuore pulsante dell’economia mondiale. Il passaggio da potenza tellurocratica a quella talassocratica sarà inevitabile e molto probabilmente acuirà le idiosincrasie tra le due potenze. Una verità ineluttabile proprio poiché mentre l’asse Cina-Pakistan-Turchia-Iran-Qatar tende a isolare l’India geograficamente la creazione dell’area di libero scambio RCEP svolge indubbiamente lo stesso ruolo in ambito politico ed economico. La non celata possibilità che il yuan cinese diventi, nel medio periodo, la moneta di scambio all’interno del circuito del RCEP chiude significativamente questo quadro. Non è difficile pensare che le risultanze di queste trasformazioni in atto si ripercuotano lungo tutto l’asse della Belt and Road Initiative investendo aree di assoluto interesse italiano come il Mediterraneo, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Per cui sarebbe del tutto auspicabile che l’Italia si doti di quei studi, Istituti e mezzi per meglio confrontarsi con i nuovi imminenti scenari geopolitici.

Arduino Paniccia, Presidente ASCE

Vas Shenoy, Presidente Associazione Sākshī